ACTA


L'Anti-Counterfeiting Trade Agreement ("accordo anti-contraffazione”, noto anche con l'acronimo ACTA) è la proposta di un accordo commerciale plurilaterale dedicato alla protezione della proprietà intellettuale relativamente a beni, merci e servizi materiali e immateriali. L'accordo ha come obiettivo principale la creazione di standard internazionali per rendere effettiva la tutela dei diritti di proprietà intellettuale e contrastare efficacemente contraffazione e pirateria. Obiettivo secondario dell'accordo è quello di armonizzare le regole preesistenti coerentemente con l'Accordo_TRIPs (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights).
L'accordo è stato siglato il 26 gennaio 2012 da circa 40 stati come USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Marocco. Corea del Sud, e i 27 dell'Unione Europea. A Giugno l'Europarlamento è chiamato a ratificare l'accordo.
L'accordo è stato molto criticato in quanto oggetto di trattative riservate fra gli stati e ritenuto lesivo dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini europei e non europei al punto da innescare una vasta mobilitazione internazionale guidata da La Quadrature du Net.

Storia
Le trattative si sono tenute fin dal 2007, coinvolgendo quaranta nazioni e diverse associazioni (MPAA, RIAA) e multinazionali (eBay, Google Inc., Intel, News Corporation, Sony, Time Warner e Verizon).

Le trattative tra le varie nazioni, le varie stesure del documento e gli elementi fondanti dell'accordo, sono sempre rimaste segrete all'opinione pubblica, con occasionali fughe di notizie che hanno più volte destato perplessità e preoccupazione, poiché l'accordo avrebbe enorme influenza sulle dinamiche relative alla fruizione di contenuti protetti.

Nel corso del 2009 trapelano alcune pagine importanti delle prime versioni negoziate di ACTA. Da queste, inizialmente, si evince che ACTA rappresenta un piano per consegnare, scavalcando i parlamenti nazionali dei paesi sottoscrittori, il controllo strategico dei contenuti in Internet all'industria del cinema e della musica. In ACTA vengono suggerite pene carcerarie “sufficientemente elevate da rappresentare valido deterrente” per le violazioni del copyright anche senza scopo di lucro. Grazie a ulteriori documenti trapelati, si apprende inoltre nel corso dell'anno che ACTA è finalizzata ad imporre un controllo forzato sui fornitori di accesso Internet da parte dell'industria del copyright, tramite collaborazioni obbligatorie, responsabilità penale in caso di rifiuto, obbligo di intercettazione delle comunicazioni elettroniche senza mandato di un magistrato.



Si apprende che l'Unione Europea partecipa ai negoziati ACTA tramite un mandato dato dal Consiglio alla Commissione (Direzione generale Commercio), mentre il Consiglio dei Ministri negozia direttamente le parti che prevedono sanzioni penali e carcerazione. Nessuna informazione viene fornita al Parlamento Europeo o ai parlamenti nazionali, né dal Consiglio, né dalla Commissione, né dai governi dei Paesi Membri, ma si ammette ufficialmente l'esistenza reale di ACTA e si rendono note le date e i luoghi in cui si svolgeranno i successivi negoziati.
Intanto, negli USA, sempre in prima persona, il presidente Obama pone ACTA sotto segreto per motivi di sicurezza nazionale. Per la prima volta nella storia la protezione delle industrie del cinema e della musica diventa, per gli Stati Uniti, un argomento di sicurezza nazionale.
Fra la fine del 2009 e gli inizi del 2010 il Parlamento Europeo produce 4 interrogazioni orali e 2 interrogazioni scritte alla Commissione per il rilascio dei documenti concernenti ACTA. Infatti, in violazione del TFEU, il Parlamento non è ancora stato pienamente informato né dei negoziati né dei contenuti di ACTA. Per tutto il 2009 e fino al 24 aprile 2010, data del primo rilascio ufficiale di documenti ACTA, gli europarlamentari saranno costretti a prendere visione dell'accordo tramite i documenti trapelati messi a loro disposizione dalla Opennet Coalition e/o da WikiLeaks.
Nel marzo 2010 il Parlamento Europeo, con 633 voti favorevoli, 13 contrari e 16 astensioni, ha formalmente richiesto trasparenza sulle trattative.
In un articolo del 1 maggio 2011, il quotidiano La Repubblica, ricostruisce il filo rosso che lega le molte iniziative lobbistiche che puntano a irrigidire i controlli dei contenuti creativi in rete.
All'inizio del 2012 Avaaz.org si mobilita contro l'accordo ACTA chiedendo di fare luce sui suoi effetti raccogliendo 3.000.000 di firme.

Proteste
Da quando la notizia della proposta di trattato è trapelata presso l'opinione pubblica, sono state molte le proteste contro l'accordo. In Italia, la maggiore mobilitazione si è verificata nel febbraio 2010 per iniziative del Network di Frontiere Digitali che per l'occasione ha diffuso una lettera pubblica indirizzata ai parlamentari italiani affinché rigettassero l'ACTA.Sono nate moltissime proteste per impedire che l' ACTA venga approvata. Su internet sono partite molte petizioni.

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